Camera di Commercio di Genova | La costruzione del palazzo


La costruzione del palazzo




Il Palazzo della Nuova Borsa inaugura il 20 luglio 1912, con 3 giorni di solenni festeggiamenti alla presenza dei ministri Nitti e Tedesco, di autorità e agenti di cambio provenienti da tutta Italia. Per tre giorni tutte le Borse d'Italia si fermano.

La costruzione del palazzo si inserisce nelle trasformazioni urbanistico architettoniche che cambiano il volto della città fra il XIX e il XX secolo: sono gli anni in cui Piazza De Ferrari e Via XX Settembre diventano il nuovo polo commerciale e terziario genovese, togliendo a Piazza Banchi il ruolo di centro delle attività direzionali.

L'area per edificare il palazzo era stata acquistata nel 1906 dalla Società Nuova Borsa, al costo di 2 milioni di Lire, l'appalto affidato alla Società AEDES e il progetto all'architetto romano Dario Carbone. Per la costruzione del palazzo viene usato il cemento armato realizzato dalla Società Porcheddu di Torino con il sistema Hennebique.

La facciata ha forma arrotondata e colore rosato. Per la decorazione l'architetto Carbone sceglie un apparato forte ed elaborato, adottando uno stile neo-cinquecentesco che egli ritiene più adatto al committente rispetto al Liberty adottato per la decorazione dell'interno.

Per decorare il Salone viene chiamato invece Adolfo Coppedé, della famiglia fiorentina che tanto contribuisce a diffondere il Liberty in Italia e a Genova (il fratello Gino è l'artefice del Castello Mc Kenzie).

Il Salone ha forma ellittica, con al centro quattro copie di colonne in marmo che sostengono la copertura cupoliforme tagliata da un grande lucernaio con l'immagine di San Giorgio e il drago.

La decorazione ricopre ogni elemento architettonico e invade lo spazio, quasi ad afferrare chi entra, a cominciare dalla grandiosa cancellata in ferro molto lavorato con l'immagine di San Giorgio e il drago.

Lungo l'anello perimetrale Coppedé sistema i 39 scagni per gli agenti di Borsa, che la Camera di Commercio affitterà a 1000 lire annue ciascuno agli agenti di borsa e ai banchieri.

La sequenza degli scagni è scandita e sottolineata da 18 candelabri in bronzo (oggi sono 16) alti 3 metri, che costituiscono l'elemento decorativo principale. I candelabri, eseguiti nelle Fonderie del Pignone su disegno di Adolfo Coppedé e da lui firmati, testimoniano la tendenza dei fratelli Coppedé a servirsi di collaboratori fiorentini e toscani, come per le finestre circolari dipinte dal pittore fiorentino Salvino Tafanari.

 


 


 

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