Palazzo della Borsa Valori

La storia

Informazioni generali

t02IM03.jpgCostruito nel 1912 per ospitare la nuova borsa valori di Genova, che dopo secoli di convivenza in vari luoghi cittadini si separava fisicamente dalla borsa delle merci, il Palazzo della Borsa è un maestoso esempio di architettura Liberty, costruito con intenti fastosi e celebrativi per sottolineare l'importanza della struttura finanziaria genovese e il volume degli affari trattati.

La Camera di Commercio è ancora oggi proprietaria della storica Sala delle Grida dove avevano luogo le contrattazioni, dell'attigua Sala del Telegrafo e dei locali soprastanti, che attualmente ospitano il Centro Ligure per la Produttività, l'Agenzia camerale per la formazione.

Dopo la chiusura delle contrattazioni, nel 1998, la Camera di Commercio ha realizzato, con il contributo della Fondazione CARIGE, una serie di interventi di adeguamento che hanno restituito alla città uno spazio conservato ma rinnovato nella funzione. Oggi, infatti, lo spazio della Borsa valori non è più un luogo dove si scambiano le quotazioni bensì un punto d'incontro e di esposizione per eventi legati da un comune denominatore: la cultura del Novecento e quella contemporanea in tutte le sue espressioni.

La costruzione del palazzo

Il Palazzo della Nuova Borsa inaugura il 20 luglio 1912, con 3 giorni di solenni festeggiamenti alla presenza dei ministri Nitti e Tedesco, di autorità e agenti di cambio provenienti da tutta Italia. Per tre giorni tutte le Borse d'Italia si fermano.
La costruzione del palazzo si inserisce nelle trasformazioni urbanistico architettoniche che cambiano il volto della città fra il XIX e il XX secolo: sono gli anni in cui Piazza De Ferrari e Via XX Settembre diventano il nuovo polo commerciale e terziario genovese, togliendo a Piazza Banchi il ruolo di centro delle attività direzionali.
L'area per edificare il palazzo era stata acquistata nel 1906 dalla Società Nuova Borsa, al costo di 2 milioni di Lire, l'appalto affidato alla Società AEDES e il progetto all'architetto romano Dario Carbone. Per la costruzione del palazzo viene usato il cemento armato realizzato dalla Società Porcheddu di Torino con il sistema Hennebique.
La facciata ha forma arrotondata e colore rosato. Per la decorazione l'architetto Carbone sceglie un apparato forte ed elaborato, adottando uno stile neo-cinquecentesco che egli ritiene più adatto al committente rispetto al Liberty adottato per la decorazione dell'interno.
Per decorare il Salone viene chiamato invece Adolfo Coppedé, della famiglia fiorentina che tanto contribuisce a diffondere il Liberty in Italia e a Genova (il fratello Gino è l'artefice del Castello Mc Kenzie).
Il Salone ha forma ellittica, con al centro quattro copie di colonne in marmo che sostengono la copertura cupoliforme tagliata da un grande lucernaio con l'immagine di San Giorgio e il drago.
La decorazione ricopre ogni elemento architettonico e invade lo spazio, quasi ad afferrare chi entra, a cominciare dalla grandiosa cancellata in ferro molto lavorato con l'immagine di San Giorgio e il drago.
Lungo l'anello perimetrale Coppedé sistema i 39 scagni per gli agenti di Borsa, che la Camera di Commercio affitterà a 1000 lire annue ciascuno agli agenti di borsa e ai banchieri.
La sequenza degli scagni è scandita e sottolineata da 18 candelabri in bronzo (oggi sono 16) alti 3 metri, che costituiscono l'elemento decorativo principale. I candelabri, eseguiti nelle Fonderie del Pignone su disegno di Adolfo Coppedé e da lui firmati, testimoniano la tendenza dei fratelli Coppedé a servirsi di collaboratori fiorentini e toscani, come per le finestre circolari dipinte dal pittore fiorentino Salvino Tafanari.

Il funzionamento della Borsa Valori: dalle grida alla telematica

La Sala delle Grida conteneva due ringhiere di legno di tek e mogano che delimitavano due spazi concentrici: il più interno, la corbeille, riservato agli agenti di cambio, dove si trovava la campana che segnava l'inizio e la fine delle sedute di borsa; il secondo riservato agli impiegati degli agenti e dei commissionari che, trovandosi a contatto con il pubblico, potevano ricevere gli ordini e trasmetterli ai loro agenti per l'esecuzione.
L'ingresso in Borsa era libero, anche se in passato il regolamento ne vietava l'accesso a " mendicanti, pezzenti, donne e soldati". Il pubblico aveva dunque accesso alla Borsa ma doveva fermarsi prima del cancello. Solo chi acquistava una tessera annuale poteva accedere al reparto riservato aldilà del cancello e al di qua dello spazio riservato agli impiegati: il cosiddetto "parco buoi".
Gli scagni, collocati sul perimetro della sala, erano a disposizione di agenti e banche commissionarie: erano ben arredati, con eleganti scrittoi e apparecchi telefonici. In Borsa funzionava un impianto telegrafico (nella Sala oggi chiamata del Telegrafo) e un servizio telefonico internazionale.
In fondo al Salone, sul lato che si affaccia su Piazza De Ferrari campeggiava lo storico tabellone dei titoli, installato negli anni 50: il tabellone veniva aggiornato costantemente con le quotazioni dagli impiegati camerali, in modo che il pubblico fosse costantemente informato.
La Camera di Commercio assicurava tutti i servizi necessari al funzionamento del mercato, dalla pubblicazione del listino alla gestione dello storico "baretto", mentre la Direzione tecnica e la supervisione erano affidati al Comitato direttivo degli agenti di cambio.
L'ultima "chiamata alle grida" avvenne il 28 febbraio 1994, quando la Borsa Valori entrò nell'era telematica. Il 5 settembre del 1998 la Sala delle Grida chiuse definitivamente i battenti, per riaprirli, dopo un primo intervento di restauro, in occasione del G8 e, dopo un secondo intervento di adeguamento funzionale sostenuto dalla Fondazione CARIGE, nel 2004, quanto la Camera restituì alla città una Borsa Valori conservata negli spazi e rinnovata nella funzione.

La Borsa a Genova prima del 1912

A Genova, fin dall'età comunale, i commercianti trattavano gli affari più importanti nella Piazza di Banchi, dove sorgeva un'apposita Loggia, nella quale i principali mercanti e notai gestivano i loro "banchi".
A partire dalla fine del 1700 le contrattazioni si diffusero per tutta la città: nei privati scagni, in Portofranco, a Palazzo San Giorgio e sempre in Piazza Banchi. Le resistenze dei mercanti a concentrare gli scambi in un luogo dedicato non impedirono alla Camera di Commercio di svolgere un ruolo di sorveglianza sul mercato.
E infatti, nel 1822, istituita un'apposita commissione, la Camera iniziò a rendere pubblico il "corso dei cambi" che fissava, sulla base dei prezzi medi contrattati, i cambi tra Genova e le principali piazze commerciali d'Europa.
Nel 1840 la restaurata Loggia di Banchi veniva ufficialmente consegnata alla Camera e dedicata alle contrattazioni di Borsa: un primo regolamento camerale stabiliva orari e compiti, fra i quali quelli del portiere che "doveva essere vestito con abito blu, con colletto rosso e tenere in mano un bastone di canna d'India con grosso pomo e puntale d'argento".
Ma si trattava di un mercato a in fase di regolamentazione a livello legislativo ed era ancora da definire soprattutto la figura del mediatore autorizzato alle transazioni (l'agente) ed il luogo dove queste dovevano svolgersi.
Dal 1845, comunque, il "Corso dei cambi" - in pratica il listino - iniziò a riportare le quotazioni oltre che dei titoli di stato, delle azioni di alcune società private, come la "Società per l'illuminazione a Gas" e la "Banca di Sconto", antenata della Banca d'Italia.
E finalmente, nel 1855, con decreto firmato da Cavour, nacque nella Loggia di Banchi e nell'attiguo Palazzo Senarega la "Borsa di commercio", la cui amministrazione fu subito affidata alla Camera di Commercio di Genova, che riuniva agenti di cambio e sensali legalmente autorizzati.
L'entusiasmo degli operatori per l'iniziativa di Cavour fu tale che, nel 1863, dedicarono al ministro piemontese un monumento, opera dello scultore Vincenzo Vela, che rimase nella Loggia di Banchi fino al bombardamento del 1942 che lo distrusse.
Fino al 1912 la sede delle contrattazioni rimase unica: Borsa merci e Borsa valori coabitavano nella Loggia di Banchi. Nel 1912 le due istituzioni si separarono, definitivamente: la Borsa Merci restò nella Loggia fino al 1985, la Borsa Valori si trasferì in Piazza De Ferrari, divenuta ormai il centro di tutte le attività direzionali cittadine.


La concessione della Sala delle Grida

La Sala delle Grida (superficie 960 mq) può essere attrezzata per mostre o convegni di varia capienza, a seconda delle esigenze, unitamente ai 18 box espositivi ricavati dai vecchi scagni degli agenti di cambio, oggi recuperati e attrezzati con espositori ed impianto audio/video.
La Sala del Telegrafo è attrezzata per ospitare servizi di catering a supporto degli eventi ospitati nella Sala delle Grida.

La concessione delle Sale del Palazzo della Borsa è regolata da un disciplinare approvato dalla Giunta della Camera di Commercio.

Per informazioni sulla disponibilità e prenotazioni delle sale della Borsa Valori, occorre indirizzare una richiesta all'Ufficio Relazioni Pubbliche (relazioni.esterne@ge.camcom.it - fax 010 2704 267).

 

Pianta della Sala delle Grida.pdf

 

Consulta le disposizioni per la concessione della Sala delle Grida in Borsa Valori sulla base delle disposizioni per Covid-19

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pubblicato il 2019/11/18 16:48:00 GMT+1 ultima modifica 2020-10-23T11:45:36+01:00